Vademecum del Capo Perfetto

Capo o Leader?

Hai presente Miranda in “Il diavolo veste Prada”?
Bene, sei già a buon punto. Hai già capito come non si deve comportare un buon capo…

È difficile dare delle regole universalmente valide da seguire per diventare un “capo perfetto”…più che di capo bisognerebbe parlare di “leader”, cosa ben diversa.

Per citare un’espressione di Dwight D. Eisenhower, ex presidente USA, “la leadership è l’arte che rende possibile che qualcun altro faccia volentieri ciò che voi volete”… solo un gioco di parole? Non proprio…

Tante società di ricerca e selezione di profili di middle e senior management hanno cercato di stilare delle vere e proprie guide sulla figura del capo perfetto.

Sono stati spesi fiumi di parole su questo argomento ma in realtà, se vogliamo parlare di regole, si possono ricondurre tutte ad un unico elementare concetto: il buon senso.

Cominciamo?

Essere di esempio

 

Innanzitutto l’esempio. Non si possono dare delle direttive ai dipendenti se il proprio modo di fare e le azioni non si adeguano a ciò che si richiede.

Non ha senso che un capo pretenda la puntualità se poi è il primo che si presenta in ritardo alle riunioni.

Un atteggiamento del tipo “io sono il capo e mi comporto come voglio” non paga e non è assolutamente professionale.

Un dipendente sarà invogliato a comportarsi correttamente se vede dall’altra parte una condotta simile: avrà l’impressione di far parte di una squadra in cui tutti, dirigente compreso, hanno un unico obiettivo, quello di far crescere bene l’azienda.

Progetti e Obiettivi Chiari

 

Ebbene sì, un buon leader deve avere molto chiari in mente i progetti e gli obiettivi che vuole portare avanti, e con la medesima chiarezza e trasparenza deve essere in grado di trasmetterli ai suoi subalterni.

È importante saper pianificare il proprio lavoro e quello degli altri, cercando di evitare il più possibile situazioni di eccessiva emotività e di stress.

È ovvio che in qualsiasi ambito lavorativo il carico di impegni, lo stress, la stanchezza sono situazioni all’ordine del giorno ma bisogna imparare a gestirle.

Mantenere la Calma

 

Mantenere la calma è fondamentale, soprattutto quando in un’azienda si occupa una posizione di rilievo: se per primo il capo si fa dominare dall’ansia e dalla tensione, non solo sarà portato a prendere decisioni affrettate e poco vantaggiose ma contribuirà ad alimentare, a cascata, nervosismo e clima pesante in ufficio.

Altro aspetto fondamentale: il capo-leader deve essere unico nel suo genere. Mai imitare lo stile dirigenziale di altri colleghi: solo distinguendosi, definendo una propria linea di condotta, potrà essere davvero una figura di riferimento. Ciò non toglie, però, che talvolta possa, anzi debba, accettare consigli e critiche.

Mettersi in Discussione

 

Un leader è veramente tale se è capace di mettersi continuamente in discussione, anche di fronte ai suoi subalterni.

Mai pronunciare frasi del tipo: “non voglio sentire lamentele!”.

Dare il giusto valore a critiche e commenti negativi non solo permette di capire i propri limiti (anche un capo li ha), ma favorisce anche un buon rapporto con i dipendenti, fondato sulla comunicazione e sull’ascolto: un subalterno accetterà molto più di buon grado un appunto da parte del proprio datore di lavoro, lo prenderà più come uno stimolo per migliorarsi piuttosto che come un mero giudizio negativo.

Capacità di Ascolto, Empatia

 

La capacità di ascolto, l’empatia, il saper riconoscere e quasi anticipare i bisogni e le esigenze del team è il primo passo per creare un clima equilibrato, aspetto che poi si ripercuote positivamente anche sulla produttività dell’azienda.

Le minacce, gli imperativi assoluti, ancor peggio gli insulti e le umiliazioni, sono dannosi e non migliorano le prestazioni dei dipendenti, di contro non fanno che alimentare un clima di terrore che è sicuramente controproducente: se proprio bisogna riprendere un subalterno, il modo più efficace è fargli presente, in maniera educata, quali sono gli aspetti del suo lavoro da migliorare e perfezionare.

Attenzione però a non diventare un “confessore” o, ancora peggio, un “fratello maggiore”.

I ruoli devono comunque rimanere ben definiti, il capo deve essere considerato come tale dai suoi subalterni, fermo restando il rispetto reciproco.

Sembra che si dica tutto e il contrario di tutto: è vero, il segreto per essere un buon capo è proprio questo, saper dosare in maniera perfetta, quasi chimica, l’autorità da un lato e la buona predisposizione nei confronti del dipendente dall’altra.
Non è facile, e non è certamente da tutti.

Del resto, se diamo uno sguardo indietro nel tempo, ci accorgiamo che i veri leader nella storia sono stati ben pochi.

Questo però non ci deve far cadere nell’errore di pensare che ciò che è difficile sia anche impossibile…non si può pretendere che chi inizia ad intraprendere la carriera imprenditoriale sia subito in grado di fare il “buon capo”: queste qualità non sono di certo innate, si acquisiscono con l’esperienza.

Ed è proprio per questo che i novelli e i futuri imprenditori dovrebbero puntare su aspetti quali apertura mentale, curiosità, disponibilità ad apprendere e ad aggiornarsi continuamente senza, neanche per un attimo, ritenere di essere “arrivati”, tutti atteggiamenti che non creano da soli un leader, ma almeno mettono sulla buona strada per diventarlo.

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